Wave Gothic Treffen 2006 - Leipzig (DE), 2-5 giugno 2006

Pics and text by Lille Roger

E in quel momento pensai: no, questa non è la Lufthansa, è la Air Zimbabwe. Un aereo da trasvolata delle foreste e il Candyman che già incamerava il panico e il sudore freddo per l'oretta scarsa che ci separava da Monaco. Cosa sarà mai, mi dico, è capitato di peggio. Ma quando l'aeroplanino ha cominciato a ballare la rumba a ottomila metri di quota, nella mia testa hanno cominciato a scorrere immagini da Lost alpino, e in quel momento anche solo lo spegnimento del segnale di cinture allacciate mi avrebbe dissuasa da scenari apocalittici - e non di quell'apocalittico che piace a me. Atterriamo con i capelli dritti e la nausea incipiente. E preghiamo che il volo per Lipsia sia un attimino meno da caga in mano. E, a dispetto del cielo che minaccia tempesta, le nostre speranze si avverano, consegnandoci al freddo porco della nostra destinazione. Ma porco davvero, eh. Cose che da noi solo a febbraio. Cose che ti resta solo da sperare inutilmente che una volta tanto le previsioni del tempo, che annunciavano il sole per i giorni successivi, ci azzecchino qualcosa.

E venerdì, con il medesimo freddo porco di cui prima, inizia il rito dell'imbraccialettamento e di come passare il tempo in una giornata per noi povera di spunti musicali interessanti: ovvero spendere soldi. Il tipo allo stand della Hands ogni volta in cui mi vedeva faceva dei sorrisi grandi così, come per dire: ecco, è arrivata l'italiota esagitata, e ciò vuol dire incasso. E a ragione, dato che, da quando sono tornata, tutta la mia spesa da loro gira incessantemente tra i miei vari lettori cd. E anche perché, per me, Treffen=trovare un sacco di dischi della madonna prima che escano sul mercato. E con ciò, di vedere Combichrist poco me ne importava, in quanto ho già dato due volte ed in entrambe il commento finale è stato "mah", e il fisico fino a Nitzer Ebb, saranno gli anni che passano o il relativo interesse che nutrivo per la loro esibizione (e poiché non sono una che si fa paladina della Storia se questa Storia alla fine non la conosce così bene, e quel poco che conosce le piace ma non la entusiasma, non ne sentivo troppo l'esigenza), non mi ha retto - proprio all'una e rotti? Ma potevano far slittare i Lacrimosa che suonare a notte fonda fa più ggggotico?, per cui il vero e proprio WGT per me inizia il giorno dopo.

Con Imperative Reaction, alla loro prima esibizione in Europa. Un concerto coinvolgente, energico, con suoni più "duri" (specialmente per quanto riguarda la voce) rispetto alle incisioni in studio, durato purtroppo solo una mezz'ora scarsa, come il suonare alle quattro del pomeriggio impone. un live che li pone una spanna al di sopra di tanti altri nomi più blasonati, e un ottimo responso di pubblico, relativamente all'orario, per un gruppo fin troppo sottovalutato.

el pomeriggio usciamo dall'Agra e affrontiamo un breve viaggio in tram alla ricerca dell'UT Connewitz, per tornare a sonorità a me un attimino più consone. ovvero Echo West, duo scoperto per uno strepitoso split con Wappenbund e per alcuni brani sparsi in compilation, di cui ho preso poi (grazie al consiglio di una mia cara amica presente anche lei in loco. lode e onore a te Silvia!) il full-lenght "Echoes of the West"; e sinceramente, vista l'eterogeneità del loro range sonoro, non sapevo cosa attendermi da un loro live. Ed è stata una gradevole sorpresa constatare quanto le loro molteplici influenze, anche dal vivo, diano corpo a un fluido melting-pot tra sonorità prettamente marziali, reminescenze old-electro, echi di ambient apocalittica, sullo sfondo di un vecchio teatro in rovina, che dava al tutto un fascino particolare come ciò che per un'ora circa ci ha ammaliato e "preso" fino in fondo. Da un duo che sembra composto da un sosia di Albin Julius e da uno che va dallo stesso parrucchiere di Bruno Kramm, la prevedibilità è l'ultima cosa che ci si può attendere . Inseriti non so fino a quanto a ragione del calderone dell'Apocalyptic folk, Echo West sono un progetto da ascoltare per carpirne tutta la sua eccezionalità.

Lasciamo l'Ut Connewitz e ci prepariamo ad affrontare un lungo viaggio verso l'Anker, in attesa dei live di Spiritual Front e Ordo Rosarius Equilibrio: entrambi miei cult, entrambi mai visti dal vivo per una serie di sfighe che neanche Fantozzi sotto legge di Murphy più maledizione di Damien avrebbe potuto mai. Ci troviamo dentro quella che sembra poco più di una birreria, con una cappa di fumo da lacrime, stipata all'inverosimile. A riprova che nemo propheta in patria , quando Simone Salvatori attacca con " I walk the (dead)line" il responso del pubblico già comincia a sentirsi: caloroso, intenso, e pienamente giustificato per quella che, a mio parere, sarà una delle esibizioni migliori di tutta la kermesse. Mentre sullo sfondo scorrono le immagini di "Toro Scatenato", il nuovissimo (e splendido, aggiungo) "Armageddon Gigolo" viene proposto nelle sue parti più emozionanti, con il climax nella bellissima "Bastard Angel" e in "Jesus died in Las Vegas", fino ai classici come la sempre emozionante "Autopsy of a love". Altro act non passibile di alcuna definizione, il connubio tra atmosfere da gangster story e decadenza postmoderna, un suono di intensa, perversa, carnale poesia. E, nonostante il mastermind si sia detto insoddisfatto della loro esibizione, diciamo che di "live imperfetti" così ne vorremmo tutti i giorni: opinione condivisa da tutti i presenti di mia conoscenza e supportata dal desiderio di vederli presto ancora!

La deficienza poser che mi ha portata per due giorni di fila a girare con i tacchi alti (e per di più compressa in un corsetto-cilicio.) comincia a ripercuotersi sulle mie gambe e sulla mia schiena, ma Ordo Rosarius Equilibrio, beh, dopo cotanta sfiga non me li posso perdere. Con il supporto del signor Havukainen, aka Mr. In Slaughter Natives, circondati da fiaccole e da un'atmosfera allo stesso tempo sexy e tetra, i nostri danno luogo a uno spettacolo molto meno esplicito che nei loro precedenti tour, ma di sicuro fascino e suggestione. On stage la parte ritmica prende più corpo, con percussioni marziali che sovrastano il loro mood sensuale, rappresentando un teatro del proibito con le lente, provocanti movenze di una bella performer. Il set rimane incentrato sull'ultimo "Cocktails, Carnage, Crucifixion and Pornography", in una forma più d'impatto ma ugualmente emozionante, e, nonostante le condizioni all'interno dell'Anker fossero per me al limite della sopportabilità (una delle poche cose che ammiro dell'Italia è il divieto di fumo nei locali pubblici.), vado via soddisfatta per una giornata di concerti ottimi, pronta per la tornata dell'indomani.

Che inizia al Werk II, pieno già dal pomeriggio, con i fino a quel momento a me sconosciuti Maschinenkrieger kr52 vs. Disraptor, duo tedesco che mi ha piacevolmente sorpreso con un rhythmic-noise che non aggiunge nulla di nuovo a quanto già espresso dal genere, ma ha il merito di farlo bene, cosa che di questi tempi di cloni e vacche magre non è affatto da sottovalutare.
Di seguito, i Neotek, presentati dalla loro etichetta come un must per gli amanti delle sonorità old-school ebm, di Front 242 and so on. Beh, diciamo solo che quando abbiamo visto salire sul palco uno col cappellino alla Fred Durst ci siamo guardati come per dire : "questo ha sbagliato festival". se comunque l'abito non fa il monaco, l'etichetta ha comunque creato una bella esca per boccaloni, in quanto, a parte il "must" che non esiste in quanto i suddetti non sanno di niente se non di sbadigli a manetta, di old-school ebm c'è davvero poco, e di noia, purtroppo, tanta. E, come sempre quando si è in mezzo a una rottura di palle cosmica, sembra che non finisca più.
Alle 18:30 salgono sul palco i veri motivi della mia presenza al Werk: S.K.E.T. Ammetto di essere rimasta amareggiata nel momento in cui li vedo salire on stage vestiti, ehm, "in borghese", in quanto mi erano giunte voci di loro esibizioni bardati da ufficiali dell'Armata Rossa- cosa che in territorio ad ex-controllo sovietico poteva anche essere di cattivo gusto, maybe. Ma passando alla musica, devo dire che i due ci sanno indubbiamente fare, sebbene qualche "malinteso" tecnico abbia compromesso la qualità effettiva del set e la mancanza di supporti video abbia reso un po' piatta la parte visiva. Il nuovo "Baikonur" viene sciorinato quasi per intero, mostrando degli S.K.E.T. più "complessi" rispetto a quelli di "Aktivist", in brani che pur rispettando il loro trademark si snodano in ritmiche più evolute, passaggi di più ampio respiro, soluzioni sonore che fanno incontrare il ritmo con atmosfere quasi "spaziali" - e non a caso in "Baikonur" (città kazaka diventata fulcro degli esperimenti aerospaziali russi negli anni 50 e 60) c'è un esplicito tributo a Gagarin. Anche qui, il pubblico è entusiasta e i due non mancano di incitarlo, fomentando ancora di più la massa danzante (in cui, ehm, c'ero anch'io.) delle prime file. Conclusione con una "Warholic" riveduta e corretta, e con un'ovazione meritatissima, per quanto a mio parere un filo in meno di distrazione avrebbe potuto fare di questo davvero un grande concerto.

Abbandoniamo il Werk e ci dirigiamo verso il Kohlrabizirkus, nuova location del festival. troppo vicina a un'altra nuova location. e, dopo esserci accorti di aver fatto la fila nel posto sbagliato, un bestemmione scuote le fondamenta del maledetto Volkspalast che ha la sola colpa di trovarsi a pochissima distanza dalla nostra reale meta. abbiamo cannato in pieno, ci siamo persi Frozen Plasma, ci siamo persi metà dei Solitary Experiments e ci siamo presi anche un casino di freddo per niente! Fortunatamente, mal comune mezzo gaudio, nel cammino verso il Kohlrabizirkus incontriamo un'altra coppia di sfigati che ha clamorosamente sbagliato location.. che per la cronaca era dall'altra parte della strada. E qui il discorso cambia: una struttura enorme, capiente, a mio parere migliore dell'Agra sia per l'acustica sia perché la forma circolare permette di vedere in maniera ottimale il palco da qualsiasi distanza.

Come già detto, quando facciamo il nostro ingresso i Solitary Experiments (ogni battuta a riguardo è ovvia e giustificata,eh!) sono a metà concerto, e non fanno che riconfermare la buona opinione che avevo già formulato durante la loro esibizione di supporto agli Icon of Coil a Milano poco più di due anni fa: la loro ebm per palati fini si lascia ascoltare e ballare che è un piacere, e mi fa contenta vederli di fronte a così tanta gente piuttosto che i quattro gatti di allora.
Riguardo The Twins, non è roba della mia generazione, puzza di antitarme lontano un miglio, ma quanti ricordi mi hanno portato alla mente: le mie sorelle maggiori che guardavano Discoring e c'era sempre quella cacchio di "I'm not the loving kind" (perepperepé) in loop, che a distanza di quasi un quarto di secolo me la ricordo ancora - io che gli anni 80 non li ho vissuti ma li ho subiti.. e fregano tutti quando si congedano senza fare "Face to face, heart to heart", fulcro della loro breve carriera, tormentone come solo nei tempi in cui non c'erano i telefonini si sapevano fare.
Per i Mesh, ecco. Mi chiedo cosa ci facciano ancora a suonare a festival cosiddetti underground mentre hanno un appeal che ad andare su MTV sbancherebbero le classifiche e lascerebbero tanti divetti odierni a chiedere l'elemosina in un angolino con il piattino e la chitarra. E, benché (come è risaputo) il loro non sia esattamente il mio genere preferito, sul palco sprigionano un'energia incredibile, in uno show che porta a ballare e cantare in delirio anche gli stessi bestioni di un metro e novanta per centoerotti kili che il giorno dopo avrei visto pogare nella bolgia dei Feindflug, e ci scappa pure un mezzo karaoke che ci può stare dentro, in casi del genere. Molto più rock che su disco, anche loro non sfuggono alla regola del "concentriamoci sulle ultime cose", non mancando però di concludere con una "Crash" che, un po' mi vergogno , fa battere il piedino pure a una-che-non-c'entrava-niente come me.

E viene la giornata campale: lunedì. Stavolta nessuno spostamento per la città: la nostra meta è di nuovo il Kohlrabizirkus (dopo l'errore madornale del giorno prima, non si può dire che non abbiamo imparato la strada. ), e siamo praticamente tra i primi ad entrare, con l'intenzione di non schiodarci di lì per sette ore almeno.
Ad aprire le danze arrivano Reaper. Ovvero: replica il cd, fai un po' di scena et les jeux sont faits. Ma, per quanto i due tastieristi vestiti da evil-frati, maschere alla Hannibal Lecter, immagini da Blair Witch Project sullo sfondo alla fine abbiano il sentore di una carnevalata, dato che il genere non offre spazio per troppi virtuosismi, la carnevalata di cui prima risulta un elemento di attrazione per un'esibizione che non dice nulla di più a quanto già sentito su disco (a mio parere molto buono), a parte un finale con il ritornello di "Cause of death: suicide" rielaborato in funzione di un brano che, stando alla mia ormai nota bacataggine, mi sa di unreleased o giù di lì. Diciamo anche che, alla luce di Violent Entity e Glis, la mia stima per Reaper è incrementata in maniera esponenziale. Una sola parola per riassumere entrambi: deprimenti. I primi perché spenti, scontati, senza una minima personalità e in grado di frantumarci i coglioni già dopo i primi due pezzi; i secondi perché deludono le poche buone aspettative che potevo avere nei loro confronti. In ginocchio sui ceci dietro la lavagna o a lavorare in una miniera di zolfo, a vostra scelta.

Con Tactical Sekt torniamo alle cose serie. Li avevo già visti sempre a Lipsia due anni prima, in quella specie di aula magna delle scuole medie che era l'Haus Leipzig, e stavolta un'acustica migliore e una location meno squallida hanno reso loro maggiormente giustizia. L'assenza dei pezzi-che-tutti-si aspettavano, ovvero "Beslan" e "Devil's Work" (ma almeno quella, porca putt..), viene compensata da una travolgente "Bring me violence", e anche se la formula harsch ormai è trita e ritrita c'è ancora qualcuno che sa interpretarla un po' a modo suo. Promossi anche per la capacità di coinvolgere il pubblico senza risultare "forzati", e per aver spazzato via la sensazione di amaro in bocca lasciatami dai due gruppi precedenti.

Jasyn Bangert volente o nolente la presenza scenica la fa. Urca che stazza. Ma i suoi God Module, purtroppo, per me sono una parziale delusione. Nonostante l'egregio svolgimento del loro compito, con Jasyn che si alterna con Byron C.Miller alle vocals (e a tale proposito, diciamo che lo strazio offertoci dalla signora Courtney in "Reverse inversion" la fa degna della migliore Anne Nurmi. chi ha orecchie-demolite- per intendere.), li ho trovati piuttosto piattini, poco coinvolgenti, un filino noiosi. Le mie attese erano differenti: non che mi aspettassi chissà cosa, ma qualche sbadiglio in meno, forse. Bravi mestieranti dell'ebm, da premiare per l'impegno, ma per i risultati, a mio parere, c'è ancora un po' da lavorare.

Tristemente, i morsi della fame ci portano a seguire Sonar in coda per un minuscolo, miserrimo gelato, unica cibaria tra quelle offerte al Kohlrabizirkus passibile di essere mangiata in maniera urbana senza rischio di sbrodolamenti. Una vera disdetta, in quanto Dirk Ivens e Eric Van Wonterghem, uno di fronte all'altro, mettono il moto la loro noise engine senza lasciare prigionieri, in un ipnotico delirio industriale, una lezione vivente e non solo per profani e neofiti. Da applausi.

Ma l'attesa, è risaputo, è tutta per loro: dopo tre giorni in cui ho visto non so quante persone con il loro merchandising addosso, dopo aver assistito (e partecipato, ovviamente.) al saccheggio del dvd di nuova uscita allo stand della Black Rain, e dopo due anni dopo il massacro all'Haus Leipzig del 2004 (sì, proprio l'aula magna delle medie di cui prima..), in uno scenario da corte marziale con tanto di forca e sedia elettrica, i Feindflug salgono (se non ho contato male, in sette!) on stage, e l'ora successiva sarà la migliore di tutta la kermesse, quella che ho aspettato di più e che da sola, a mio parere, valeva il prezzo del biglietto e la stanchezza e il mal di gambe e le code chilometriche per entrare-mangiare e andare in bagno e tutto il resto. La battaglia inizia con "Truppenschau", e comincia un delirio che in certe espressioni carpite tra il pubblico (facce da trance e mani nei capelli.) sa quasi di mistico, mentre al centro della platea si scatena la solita bolgia - da cui, memore delle botte di due anni prima, stavolta la sottoscritta si è tenuta alla larga. :/
Un concerto interamente suonato dal vivo, e dal fortissimo impatto visivo che replica la loro ormai nota iconografia: divise, maschere antigas, e sullo sfondo filmati bellici in bianco e nero, fino a un'acclamatissima "Stukas-Im Visier" in cui colpi di (finta, ovvio. ma che lo dico a fare. eh!) mitragliatrice seguono la sua ritmica da cardiopalma, e a "Gulag", sorprendendoci per l'assenza (e meno male, dato che a furia di sentirla ovunque mi ha un attimino prosciugata.) di "Glaubenskrieg" e per la fretta con cui tutto, purtroppo, si consuma, lasciandoci esausti e terribilmente presi. Per me, che seguo i Feindflug dal lontano 2000, in cui c'era ben poca gente che li degnasse di un minimo considerazione, l'immenso pubblico (il Kohlrabizirkus era strapieno, e sulla capienza del luogo si è già detto.) presente è già di per sé un riconoscimento. E l'aver notato, rispetto a due anni prima, un ulteriore perfezionamento dell'impatto live, è la ciliegina sulla torta di un concerto memorabile - e se è il "cuore di fan" che parla, beh, qualche collegamento con il cervello ce l'ha. .. pare..

La stanchezza ci porta ad abbandonare il Kohlrabizirkus all'inizio dell'esibizione di And One. Baci e abbracci con gli amici ritrovati in loco, l'arrivo in albergo con relativa constatazione dell'odore di posacenere che ci si era attaccato ai vestiti (al ritorno, ovviamente, la nostra lavatrice se avesse avuto la parola mi avrebbe dato della schiavista, se non peggio), e un enorme dispiacere per essere giunti alla conclusione della migliore delle tre edizioni del Treffen a cui ho preso parte, già scalpitando per un 2007 tanto lontano quanto già atteso.

Arrivederci all'anno prossimo, anche con il freddo, le hostess di terra stordite, le macchinette per i biglietti del treno programmate da un tecnico aramaico, aerei soppressi, voli da catastrophe movie e magoni al rientro. Up Leipzig!!!!

_______________________________________________

Sito ufficiale. WGT

Drexkode.net ver.2.0 2006 - Art by Gilly *Sephira* Majo