CD: Andrew Weatherall - The Bullet catcher's apprentice - RGC (2006)

Esponente di spicco dell'elettronica inglese dall'house all'idm, produttore di gruppi storici come i Primal Scream, remixatore indefesso, portabandiera di acts storici quali Sabres of Paradise e Two Lone Swordsmen. Tutto questo è Andrew Weatherall, che esce nuovamente alla fine del 2006 con questo ep (ovviamente su Rotters Golf Club) dal gusto marcatamente electro-dance e per la prima volta, con il suo nome in copertina. Weatherall è sempre stato infatuato dalla componente rock-wave inglese e nel suo excursus derivante dalla mutazione acid-house fino alle odierne tendenze electroclash, la sua ambivalenza di chiaroscuri umorali è sempre stata presente. In questo disco unisce con un substrato wave/synth-pop, con chitarre in carne e ossa, una proposta ritmica semplice ed efficace, dalla minimal techno fino all'electro/tech-house. Nei primi due pezzi le basslines sono ipnoticamente post-punk, mentre le chitarre graffiano gentilmente gli aleggi sintetici 80s e i refrains melodici ossessivi martellati da plastici beats. Weatherall non propone niente di nuovo, anzi, però lo crea con grande esperienza e poche pretese, dopo vari ascolti questi brani hanno la capacità di coinvolgere l'ascoltatore club-oriented con la maestria che gli è innegabile. Questo ep puzza d'Inghilterra d'annata, in "You cant do dico without a strat" si possono trovare tracce dei Depeche Mode migliori filtrati da influenze alla Luke Vibert. In "La sirena" ci sono abbozzi di electro-clash e rimasugli big beat con chitarrino robotico di Tim Fairplay in supporto, mentre in "Edie eleven" Weatherell sfodera una minimal tech che parte scheletrica fino ad abbracciare strati di delay e arpeggi sintetici in pausa preludenti a nuove ripartenze ritmiche convinte, il tutto senza strafare, in maniera formalmente impeccabile. Il pezzo finale è la mutata pulsazione fra drones e suoni avvolgenti lontani, sfumando.
Questo ep non dirà molto ai fanatici della sperimentazione elettronica, ma dirà fin troppo a djs e frequentatori di club con sonorità classiche contaminate dal rock, un gioiellino di mezz'ora, intelligente poi la scelta di uscire sulla distanza corta, quella del MCD dovrebbe essere una scelta più battuta dai performers elettronici.

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